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  -   12 luglio 2012

The Making Of Acqua Di Giò Essenza

Ti mostriamo in esclusiva il dietro le quinte delle riprese di Acqua di Giò Essenza. Un film intenso per una leggenda eterna. Vivi l’atmosfera sul set a fianco di Simon Nessman e Bruce Weber, il fotografo che riesce a catturare la bellezza maschile come nessun’altro sa fare.

Bruce Weber, lei è famoso per le sue foto di moda e gli scatti molto naturali di una giovinezza idilliaca. L’acqua è spesso presente: rappresenta un elemento importante nei suoi lavori?

 

Ho sempre sentito la libertà che il mare ispira. Sono cresciuto in una cittadina del Midwest dove, ovviamente, non c’era il mare; c’erano molti laghi ma non l’oceano. Sono sempre stato molto legato all’acqua. Così questa ha finito per significare la fuga da tutto, il viaggio e il ritorno alla natura. Uso molto l’acqua nelle mie foto, sia che ritragga gente bagnata, o che nuota, o che fa il bagno o è sotto la doccia… La pelle bagnata è un soggetto fantastico da fotografare. Per quanto riguarda i modelli, mi piace fotografare sia i giovani che le persone molto vecchie. Quello che cerco sopra ogni cosa, è la bellezza.

 

La bellezza non ha età?

 

Non è detto. Nella vita mi è capitato di incontrare persone che erano molto più vecchie di me all’epoca, ma il cui spirito era giovanissimo. Ho incontrato il poeta Allen Ginsberg, per esempio, che era così aperto e libero nelle sue manifestazioni, sia di persona che nella sua poesia. E lì risiede la vera bellezza, secondo me. Penso che ogni giorno ci offra un’esperienza diversa e dobbiamo cercare di renderla qualcosa di personale ma anche di condivisibile.

 

Le sue foto raccontano una storia. Lei è un fotografo e un narratore al tempo stesso…

 

E’ come quella vecchia canzone. Ogni foto racconta una storia. A volte la storia ce la costruiamo nella nostra testa. Altre volte è proprio quello che succede davanti ai nostri occhi. Ma è sempre al centro di tutto. E bisogna tenere gli occhi bene aperti per osservarla e raccontarla.

 

A cosa si è ispirato per la campagna di Acqua di Giò?

 

Ho pensato molto a Giorgio Armani. Sono cresciuto guardando le sue foto, le foto dei suoi abiti, dei suoi profumi, che ho sempre ammirato. Talvolta si trattava solo di un ritratto, ma io sentivo che quella persona aveva una storia. Volevo esplorare questo terreno, in modo emotivo, l’attenzione al dettaglio, la generosità… Cercherò di spiegarvi cosa intendo dire. Anni fa, andai a una sfilata di Armani a Milano. Dopo, fummo invitati a una festa in una casa antica. Sul monumentale scalone d’ingresso fummo accolti da persone vestite con abiti dell’Ottocento, con dei candelabri in mano. La luce era incredibile, e nella sala da pranzo al piano di sopra, su ogni sedia, c’era un piccolo cuscino realizzato da Armani in persona. Era questo che volevo raccontare: l’ospitalità, il dare piacere, quell’incredibile senso di raffinatezza.

 

E’ questa una delle qualità caratteristiche della Maison Armani?

 

Sicuramente. E soprattutto di Armani come persona. Ha sempre messo grande passione nel suo lavoro e nella sua vita; desidera profondamente creare delle cose belle e forti. E condividerle. Questo mi ha fatto riflettere, oltre al fatto che ha una casa su un’isola: e ho pensato a quell’isola e a cosa ve l’ha condotto: la pace e la serenità del luogo. E da lì, ho ideato una storia con Simon Nessman che rappresentava il profumo.

 

Lei lavora con Simon da molto tempo ormai…

 

Ho conosciuto Simon quando era appena quindicenne. Quando l’ho incontrato la prima volta, appena arrivato da Vancouver, giocava a rugby e a basket… Gli feci le prime foto, e mi piacquero molto la sua eleganza e la sua sensibilità, fin dall’inizio. C’è qualcosa di molto maschile in lui, una grande spontaneità e una sorta di fragilità nascosta. Si tratta di coraggio – necessario per stare di fronte alla macchina fotografica – di timidezza e di attenzione. E non ha solo un bell’aspetto, ha anche un’anima e un’eleganza innata.

 

Nell’era digitale lei lavora ancora con la pellicola. Cosa c’è dietro a questa scelta?

 

Non so se si tratti davvero di una scelta, ma su questo punto appartengo alla vecchia scuola e sto bene così. Mia nonna faceva bellissime foto, dipingeva, e usava la pellicola, mio zio usava la pellicola. Mio padre era un regista e un fotografo: usavano tutti la pellicola e io sono cresciuto in quel mondo. Mi piace la qualità della pellicola, quando viene colpita dalla luce, e il fatto che la foto si può toccare, così come si può quasi toccare la persona rappresentata nella foto.

 

Che tipo di  luce ha deciso di catturare?

 

Non ho cercato un tipo di luce particolare… al mattino presto o al tramonto. Volevo solo sentirmi come Simon e ho passato la giornata con lui. Non si tratta di un momento particolare, fermo nel tempo. E’ più una linea narrativa, un’avventura che viviamo insieme nel corso dell’intera giornata, noi due soli.

 

Lei ha prodotto anche il film della campagna. Come l’avete concepito?

 

Ho pensato molto allo yoga, quando lavoravo a queste foto, e a come il profumo ci mette in comunicazione col mondo circostante. Mi è piaciuto come ha dato a Simon il coraggio di avvicinarsi alla macchina da presa e di superare la paura. Ho pensato all’acqua, alla natura e al set. E’ più importante creare un mood o un’atmosfera che una serie di sequenze solo per se’. Diciamo che, partendo da quest’idea, la mia immaginazione ha preso il via: ho molta fantasia, ma questo è sicuramente quello che ci si aspetta da me!

 

 

E come ci ha lavorato?

 

Ancora una volta, si è trattato dell’impulso di un momento. Non sono una di quelle persone che lascia perdere tutto perché c’è una nuvola in cielo. Amo l’imperfezione e il mistero, l’imprevisto: tematiche che sia Bergman che Pasolini hanno esplorato a fondo. Ho avuto una grande squadra con Peter Zuccarini, un maestro delle riprese subacquee, che ha lavorato nei Pirati dei Caraibi. Anche in questo caso, il punto è stato quello di cogliere le sottili sfumature e la freschezza del mondo di Armani. Non ho pensato al profumo, ho cercato di andare oltre il prodotto. Penso di conoscere abbastanza bene come Giorgio Armani vive e lavora, ed è questa esperienza che ho cercato di trascrivere in immagini.

 

Ha menzionato dei grandi registi. I film la ispirano?

 

Assolutamente! Quando ero adolescente, ogni domenica sera la mia famiglia saliva in macchina in una cittadina agricola della Pennsylvania e si guidava fino a Pittsburgh. Per andare a vedere un film straniero. Molti di quei film erano italiani, così ho visto La dolce vita di Federico Fellini e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Ero affascinato dall’attrazione magnetica che Anna Magnani esercitava dallo schermo. I nomi più importanti del neorealismo italiano sono ancora la mia principale fonte di ispirazione. Come le sue grandi attrici – Sophia Loren e Claudia Cardinale – per citarne due.

 

Da qui deriva l’uso del bianco e nero?

 

Mi è stato detto che era quello che voleva Armani e anche a me andava bene. Il bianco e nero era giusto per questo lavoro, per Acqua di Giò Essenza e, più in generale, è in linea con lo spirito di Armani. Quando si scattano foto di questo tipo, è importante mantenere una certa intimità e il bianco e nero è perfetto per questo scopo.

 

E dà a Simon una qualità molto cinematografica…

 

E’ vero. Sento ogni genere di commento su Simon. La gente dice che è come un dio greco. La cosa bella di Simon è quella sua fragilità, un po’ come l’Alain Delon dei primi tempi, si trova in quel momento fondamentale della vita in cui tutto è ancora possibile ma non si sa cosa riservi il futuro. Penso che alcuni dei registi che ho citato prima se avessero guardato le riprese sarebbero stati entusiasti di lavorare con lui. Ebbene, almeno uno di loro.

 

A chi si riferisce?

 

Ci ho pensato parecchio e la risposta dovrebbe essere Luchino Visconti.

 

La campagna ha un’atmosfera molto italiana?

 

Non credo. E’ parte di un mondo molto più ampio, anche se ho apportato un “tocco italiano” per quanto riguarda la luce e la qualità cinematografica… Ancora una volta, non si tratta di emulazione: l’idea era quella di catturare, alla mia maniera, l’atmosfera mediterranea, il legame con l’acqua, il mare, e la libertà di un corpo sulla spiaggia… Amo davvero questo paese. Provo la stessa cosa anche nei confronti della Francia; è uno di quei posti dove passeggiando per la strada di una città o di un villaggio puoi imbatterti in qualcuno che sembra un personaggio uscito da un romanzo.

 

Torniamo alla trama della storia…

 

Sì, perché è lì che è cominciato tutto. E alla bellezza. La bellezza di Simon in particolare. So che può sembrare un po’ strano, ma so per esperienza che la macchina fotografica può essere umana. Ama certe persone e ne rifiuta altre. La camera ama davvero Simon. Ama il suo corpo, il suo equilibrio, la sua mentalità. Queste foto rappresentano anche un modo per lasciargli un ricordo, una memoria.

 

In che senso?

 

Mi spiego. Quando ho cominciato a fare il fotografo vivevo a Parigi. Incontravo ogni genere di persone, di artisti, che volevano fotografarmi, ero un ragazzo americano senza un soldo. Pensavo che tutto questo fosse simpatico e piacevole ma, nel profondo del mio cuore, volevo essere un fotografo e un regista. Il mio posto era dietro alla macchina da presa. Non volevo essere fotografato, volevo essere l’uomo che schiacciava il pulsante… Quando sono tornato in America ero ancora povero, ero appena agli inizi e fotografavo musicisti rock, poeti e così via. Capii che, in fondo,  non dovevo essere troppo serio. E quando fotografo persone che hanno la stessa età che avevo io quando vivevo a Parigi, sono molto sensibile nei loro confronti e provo il desiderio di lasciargli un ricordo di com’erano da giovani. Questa campagna pubblicitaria per Acqua di Giò Essenza è come un pezzo di storia per Giorgio Armani e Simon.

Maggiori informazioni su armanibeauty.com

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